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OMELIA S. MESSA DI RIPARAZIONE

Chiesa di S. Chiara - Ferrara

28/01/2017

Sia lodato Gesù Cristo!
La frase semplice e potentissima del profeta Michea ha guidato la mia riflessione in questa grave e triste settimana.
Noi camminiamo umilmente con il nostro Dio e siamo qui per riconoscere che di fronte alla sua misericordia - che si rinnova continuamente per noi nel mistero della sua Chiesa in cui Lui è presente - nel mistero della carità che ci stringe, la nostra parte è quella del limite e del peccato: “Abbiamo peccato contro di te, perdonaci o Signore”.
Il peccato più grave, quello di cui ci sentiamo tutti responsabili, è che ci siamo lasciati rubare il Signore che costituisce il fondamento più profondo della vita della Chiesa, il tesoro che la Chiesa rinnova e custodisce e propone alla presenza e all’adorazione delle generazioni che, succedendosi, si affacciano alla vita della Chiesa per incontrare il Signore e per poterlo seguire.
Ci siamo lasciati rubare il Signore noi che, in quanto cattolici, professiamo la presenza reale di Cristo, morto e risorto, nel pane e nel vino consacrati; e non temporaneamente, come i nostri fratelli ortodossi che sono i più vicini a noi, ma permanentemente. Da secoli la Chiesa concepisce al centro della sua realtà anche architettonica la presenza reale del Signore nell’Eucaristia, perché entrando in ogni chiesa del mondo, almeno fino ad oggi, si poteva individuare subito dove il Signore era custodito, ed adorarlo nel silenzio del nostro cuore e della nostra coscienza, senza particolari celebrazioni.
C’è stato sottratto questo, ma forse, lasciatemelo dire, questa è l’immagine di un altro lasciarci rubare Cristo che caratterizza la nostra vita di tutti i giorni e per cui non c’è bisogno che venga qualcun’altro dall’esterno a rubarci Cristo, perché ce lo lasciamo rubare dal mondo. La mentalità mondana ci sottrae Cristo e si sostituisce a Lui come fondamento della nostra coscienza e del nostro cuore. Noi non ci accorgiamo che ci lasciamo rubare Cristo e lo sostituiamo con un’idolatria momentanea: benessere, egoismo, successo, potere e quant’altro.
Questa è una fila d’illusioni rovinose su cui si attarda tanto tempo anche la coscienza cristiana, quindi siamo qui per dire al Signore «ci siamo lasciati rubare la Tua presenza» e ce la lasciamo rubare dal mondo tutti i giorni. Ecco, questo è il nostro peccato e questa è la ragione per cui siamo qui a dire, secondo l’immagine straordinaria del figliol prodigo, «Padre ho peccato contro il cielo e contro di te» (Lc 15,21). Siamo qui, dunque, per dire Signore perdonaci, ma chiedere perdono a Dio vuol dire chiedere che il Signore risusciti in noi la fede; chiedere al Signore che lo spazio di questo vuoto - che in questa settimana è stato anche fisico perché qui non c’era più l’Eucaristia - sia colmato dalla sua presenza.
Dobbiamo chiederci, perciò, se l’Eucaristia è presente nella nostra vita, e mentre chiediamo perdono al Signore, la nostra preghiera si muta nella più bella, più antica, più semplice, più familiare richiesta che possiamo avere verso il nostro Signore Gesù Cristo che abita per sempre in mezzo a noi: risuscita in noi la fede.
La fede si estingue per tante e tante nostre inadempienze e guardando i suoi che si stringevano attorno a Lui con tanta paura e meschinità, al massimo discutendo di chi fosse il più grande fra loro, capiamo che il Signore non ha avuto un grande esercito, ma lo ha amato così com’era, effondendo su di loro, e quindi su di noi, uno sconfinato perdono in un altrettanto sconfinato abbraccio di misericordia. Consapevoli allora delle nostre paure e miserie, chiediamogli: Perdonaci o Signore, risuscita in noi la fede. E cosi sia.

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