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VIGARANO M. - INAUGURAZIONE NUOVI LOCALI PARROCCHIALI

19/02/2017

La tenerezza di Dio non è una parola, non è un termine qualsiasi che si usa a piacimento. Sulla tenerezza di Dio fiorisce la chiamata degli uomini a partecipare alla vita di Cristo per entrare nel mondo vivendo la vita nella fede, nella speranza, nella carità e comunicare la vita nuova in Cristo a tutti gli uomini che ci sono accanto, cercando di metterli in posizione vera di fronte a Cristo e poi ciascuno farà quello che vuole. Tocca a noi riproporre continuamente davanti al cuore e alla coscienza degli uomini la presenza di Cristo.
La Chiesa ci mette dentro una novità, ci mette dentro questa vita nuova e bene ha detto don Andrea che queste sono strutture formative, perché se si celebra l’Eucaristia, come si celebra, ancora in una tensostruttura, che è il momento più alto che una comunità cristiana possa avere, infatti, il Concilio Vaticano II ha affermato che è la fonte e il culmine di ogni vita cristiana, quella Eucaristia deve diventare il criterio per giudicare le cose.
Noi celebriamo l’Eucaristia perché siamo figli di Dio e Dio che è morto ed è risorto per i suoi figli ha costruito un sacramento nel quale il suo mistero di passione morte e risurrezione rivive, perché in ogni Eucaristia rivive il mistero di Cristo.
Se dopo aver celebrato l’eucaristia non si potessero radunare i piccoli piuttosto che i grandi, i giovani piuttosto che i vecchi, le donne ecc. ecc. e non li aiutiamo a vivere l’Eucaristia in modo che diventi criterio per giudicare le cose e il mondo in cui viviamo e si concretizzi nella fede, nella speranza e nella carità, allora rimane un semplice rito ripetuto più volte quasi per abitudine.
La nostra fede è una verità e una carità senza opposizioni astratte. Se con umiltà impariamo la verità da chi ci forma, ovvero dall’autorità, allora poi desideriamo viverla. Se non impariamo la verità, come dice il mio grande amico e maestro il cardinale Caffarra, tutto quello che facciamo è sotto il dominio dell’arbitrio e l’arbitrio spesso fa le cose senza ragione. Ecco perché è necessario far rinascere queste strutture per aiutare questa comunità che fa ancora il sacrificio di celebrare l’Eucaristia in una struttura di emergenza, luogo non idoneo o non proprio adeguato all’importanza della celebrazione.
Tuttavia la vostra formazione umana e spirituale continua e non si è fermata e sono contento di essere qui oggi per questa inaugurazione, perché quando don Andrea mi ha illustrato le carenze logistiche, economiche ecc. ecc. io mi sono prontamente adoperato e ho fatto di tutto perché questi disagi se non superati almeno potessero essere ridotti. Questo significa paternità nella Chiesa; uno può anche sbagliare perché è umano, ma almeno si sforza di vivere pienamente la parola paternità ed è quello che ho cercato di fare come padre di questa chiesa particolare. Nessun padre può chiedere ai suoi figli di fare più fatica di quanta ne possano fare, voi assieme a don Andrea ne avete fatta tanta e questa fatica è ciò che mi rende profondamente solidale in questo momento vostro e di don Andrea, a cui voglio molto bene, perché è una ripresa potente della capacità educativa della chiesa.
Se non c’è una azione educativa la chiesa a poco a poco si spegne e si spegne anche la tradizione ecclesiale fino a perdersi. Basti pensare a ciò che è accaduto in questi decenni in cui abbiamo visto mettere in crisi tradizioni che sembravano intoccabili, pensate per in relazione alla sacralità della vita, all’istituto della famiglia. Pensate alle orrende e indicibili manipolazioni in sostituzione della procedura naturale della vita. Mettere al mondo un uomo perché è semplicemente desiderato, come se il valore di un figlio si riducesse semplicemente al fatto di essere desiderato. Un figlio, una persona, non ha il suo valore perché è desiderato ma ha il suo valore intanto perché è una persona e poi perché è un dono di Dio.
Quindi avere una struttura stabile dove continuare la tradizione ecclesiale attraverso una formazione continua è importantissimo. Ci vuole fatica, perché senza fatica non si ottiene nulla sia nella vita che nella Chiesa, ma lietamente perché si spende la propria vita per Dio in modo tale che i nostri fratelli diventino assieme a noi più coscienti della fede, più forti nella carità, testimoni fino agli estremi confini del mondo, tenendo conto che gli estremi confini del mondo cominciano appena fuori della porta della chiesa, perché non so se ci siano ancora "selvaggi" che non conoscono Cristo, so, però, che ci sono molti che si dicono civilizzati e cristiani che non conoscono Cristo. È soprattutto a questi che vi manda la Santa madre Chiesa come testimoni. Così sia.

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