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OMELIA S. MESSA PER LAURA VICENZI (TRENTENNALE)

05/04/2017

Sia lodato Gesù cristo!
Ogni generazione cristiana è fatta di poveri e di umili, infatti, il nucleo profondo del popolo cristiano non è fatto dai colti, dagli intelligenti, di quelli che presumono delle loro forze, di quelli che addirittura tentano di strumentalizzare l’avvenimento di Cristo in base ai propri progetti.
Il popolo degli umili ed è per il popolo degli umili che il Signore è venuto. Egli si volge alla preghiera del misero e non disprezza la sua supplica. Laura era una povera del Signore, ma è la sua vita che oggi ricordiamo con una attualità straordinaria, perché il rapporto con i nostri fratelli, che ci hanno preceduto nel segno della fede, aumenti, maturi, si approfondisca tanto più il tempo passa e, infatti, per noi cristiani il ricordo non è il ricordo di cose passate, ma è la memoria e la memoria è il riconoscimento di una presenza.
Noi riconosciamo, questa sera con più profondità, con più verità e con una gratitudine enorme, che Laura è presente in mezzo a noi, frutto maturo della fede di questo popolo, frutto maturo della grande testimonianza di fede che aveva ricevuto dai suoi genitori, frutto maturo di quella fede che don Guglielmo seppe accogliere e far maturare con la profondità della sua intensa capacità pedagogica, frutto maturo degli incontri importanti fatti nella sua vita. Il più importante di questi incontri ebbe uno svolgimento completamente diverso da quello che lei desiderava e sognava nella sua profonda e vergine dedizione al suo fidanzato, così come l’ha mirabilmente sintetizzata in tante delle sue lettere al fidanzato.
Noi riconosciamo una presenza perché questa presenza è dentro il popolo nuovo del Signore, infatti, i Santi essendo coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede sono presenze eminenti in questo popolo nuovo che arriva fino a noi e al quale non ci possiamo aggregare oggi, anzi, ci aggreghiamo con tanta più forza quanto più possiamo riferirci anche a loro.
Possiamo guardare questi nostri fratelli che ci proteggono e stabiliscono fra il Signore Gesù e la nostra realtà, umana e storica, una trama di rapporti profondi, belli, significativi e forti.
Noi siamo deboli ma siamo forti della forza di Dio e la forza di Dio è la forza del suo popolo e quelli che sono avanti sulla strada della santità aiutano gli altri a camminare.
Fratelli miei, alla fine dobbiamo riconoscere che il sentimento che prevale nella vita cristiana è il sentimento della letizia che non è la presunzione di saper risolvere tutti i problemi e non è neanche l’illusione di poter eliminare noi i problemi, di vincere noi le sfide talora quelle grammatiche che investono le persone, le nostre famiglie, i gruppi, ma è che il Signore è con noi. Poiché il Signore è con noi nessuno, e dico nessuno, può distruggere la nostra ultima e radicale appartenenza a Cristo. Questa radicale appartenenza a Cristo ci rende lieti. Quando Laura compose una straordinaria preghiera che fece pervenire al vescovo di Ferrara di allora, Mons. Maverna, in questa lettera profonda e semplicissima brilla la letizia di una donna che è già segnata in modo grave dalla malattia e non è pensabile che non sentisse, perché ci sono cose della propria vita che si sentono in anticipo, eppure questo sentimento della precarietà dell’esistenza che andava verso il suo concludersi, umanamente parlando, sfolgorava di una letizia straordinaria.
Laura è stata lieta tutti i giorni della sua vita non perché le circostanze corrispondessero a quello che lei desiderava, anzi, i passaggi fondamentali della sua vita segnano la lontananza fra ciò che sarebbe accaduto e ciò che desiderava e colmata dalla certezza che il Signore è presente e rende buona la vita.
La grandezza della fede di una ragazza, giovane e innamorata della vita, sta appunto nel fatto che ha amato di più la fede che i suoi pur giusti e legittimi desideri. Ha amato di più questa fede che certamente le sarà parsa, in più di un’occasione, strana, incomprensibile e così lontana dal suo cuore che era pieno dell’amore al Signore, dell’amore al suo fidanzato, dell’amore alla sua comunità, dell’amore all’azione cattolica e a tutte le realtà in cui aveva praticato la carità e la fede nel Signore.
Laura ha amato la fede più della vita e la vita ha senso se c’ha la fede, perché è la fede che dà senso all’esistenza quotidiana e ci fa vivere le giornate, che tante volte si rincorrono in modo assolutamente meccanico, in maniera intensa e piena di senso. Laura ha vissuto ogni giorno le circostanze della sua vita, così starne e difficili, scorgendovi dentro il volto misericordioso del Signore.
La amiamo presente e ad Ella confidiamo la nostra vita perché aiuti tutti dal luogo della bellezza del bene, della giustizia, della verità in cui vive.
Le chiediamo che guidi questo popolo sulla strada della fede che valendo più della vita la rende più grande e vera ogni giorno. Così sia.

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