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Omelia precetto pasquale interforze

07/04/2017

Sia lodato Gesù Cristo!
È con affezione e tanta gratitudine che vi accolgo oggi per l’ultima volta in questa cattedrale nella mia funzione di arcivescovo di Ferrara-Comacchio.
L’incontro annuale con voi è sempre stato per me fonte di grande edificazione, ma soprattutto è sempre stato fonte per un approfondimento continuo del cammino storico che il nostro paese ha vissuto non senza difficoltà, non senza contraddizioni e non senza errori in questi ultimi decenni.
Si potrebbe leggere opportunamente, ma me ne astengo, la storia del nostro Paese avendo come punto di riferimento privilegiato la vita delle forze dell’ordine e delle forze militari.
Noi riteniamo che la vita cristiana, ma al di là di essa implicitamente la vita di ogni uomo, si svolga all’interno di quello che questa liturgia ha già definito cioè la fedeltà di Dio al suo popolo e questa fedeltà esige di incontrare la fedeltà del suo popolo a Lui. In questa dinamica si inscrive la linea profonda della storia, la linea della responsabilità di uomini singoli ed associati ad onorare questa fedeltà a Dio ed è così che nascono le istituzioni, nascono le opere, nascono le iniziative e si documenta nel mondo quella straordinaria capacità di creazione a cui l’uomo è soggetto appunto perché vive con intensità la sua domanda di senso che cerca di esprimere nella vita morale.
Siccome la realtà è più forte della menzogna, e le ideologie sono state forme terribilmente esemplari della menzogna, viviamo in un epoca in cui ci stiamo riappropriando della realtà, personale e sociale, in modo competitivo, senza restrizioni e senza indebite esaltazioni.
La storia che è la storia della società ha bisogno al suo interno di un ordine obiettivo, della difesa dei principi di questo ordine e della promozione di questi principi per il bene dei singoli, delle comunità e dell’intera società. Questo rende inevitabile una funzione di ordine e di difesa di questi principi fondamentali e altrettanto inevitabile una funzione di intervento in modo che ciò che viene violato sia il più rapidamente possibile risolto e ripristinato all’ordine.
La difesa della società, la difesa dei singoli, la difesa delle famiglie, la difesa del bene comune rimangono l’obiettivo fondamentale del vostro lavoro e del vostro servizio nella varietà di compiti e di funzioni che lo Stato vi ha affidato. Senza una funzione reale, presente e articolata come la vostra la società sarebbe preda dell’arbitrio o a desideri/istinti individuali che non rispondono alle norme di convivenza civile.
La vostra è una preziosa funzione di difesa della società che se non è difesa anziché essere luogo di libertà di espressione e di convivenza diventa il luogo di tensioni probabilmente continue ed esasperate. Il compito che assolvete è necessario per la difesa dell’ordine sociale contro coloro che in vari modi ne attentano la verità e ne distruggono la consistenza.
La mia generazione aggiungeva a tutto questo la difesa dei confini della Patria, perché non c’è civiltà se non c’è un territorio, se non c’è una spazio anche fisico che diventa, in quanto vi si stanzi sopra una comunità, espressione e portatore di cultura.
Per questo il credo che la Patria deve essere difesa in ogni caso contro le tentazioni molto più sofisticate del passato di eliminare l’identità di un popolo, l’identità di una nazione, l’identità di una cultura per annegarle in una sorta di indifferenziato universalismo che è l’esatto opposto di una universalità nella quale le differenze trovano la loro fondazione compensazione.
Quando penso a voi penso che la vostra è una presenza viva, sacrificata, qualche volta sottoposta a mistificazione da parte dell’opinione pubblica, ma resistete presentandovi, anche nei momenti più difficili, come difensori non di una parte contro l’altra, non di un interesse contro l’altro, ma difensori di quella realtà sociale buona che deve essere riconosciuta, difesa e tutelata.
Con il bene comune la società trova la sua collocazione autentica e definitiva, perciò la vostra funzione e la vostra responsabilità non potrà essere eliminata, potrà probabilmente essere ripensata in articolazioni e forme sempre nuove in risposta alle esigenze del tempo, ma mai eliminata, affinché la società sia autenticamente libera e democratica. Così sia.

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