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OMELIA S. MESSA PATRONO SAN GIORGIO

Cattedrale di Ferrara

23/04/2017

Sia lodato Gesù Cristo!
Facciamo memoria in modo solenne del nostro patrono San Giorgio, martire della fede, e lo facciamo liturgicamente all’interno di questa II Domenica di Pasqua che, per iniziativa di San Giovanni Paolo II, è dedicata alla Divina Misericordia.
Incontriamo ancora una volta questo nostro grande patrono e, per poco che si possa dire della sua vicenda umana e storica, è imponente ciò che egli ha rappresentato e rappresenta nella vita di fede del nostro popolo, il popolo cristiano e non solo di Ferrara. La presenza di San Giorgio non è mai stata intaccata o ridotta neanche nelle evoluzioni o devoluzioni del laicismo contemporaneo.
San Giorgio è una presenza, dunque, inesorabile e il suo popolo sa che egli c’è accanto a lui. Il suo popolo sa che questa presenza è una presenza che sostiene e corregge il popolo nel cammino della fede.
Ritengo, personalmente e per quel poco che mi sono addentrato nella considerazione e nella conoscenza di questo grande Santo, che il suo carisma nei confronti del nostro popolo sia stato quello nel confermarci nella chiarezza della fede e nell’energia della carità.
Sono personalmente convinto che se la chiesa di Ferrara e in qualche modo la società è stata difesa dalle ritornanti tentazioni di assolutizzare una o un’altra ideologia, una o un’altra concezione della vita sociale lo si deve per l’efficacissima presenza di San Giorgio. Questa presenza si è poi dispiegata nella straordinaria vita religiosa che ha caratterizzato la nostra diocesi, penso alle decine di ordini religiosi, ai conventi di clausura, in altre parole, la grande stagione della fede ferrarese che fa sentire ancora più aspra la povertà, per non dire la miseria, dell’oggi.
È a questa sua presenza carica di forza e di affezione che noi confidiamo per un’altra volta questo nostro popolo perché gli continui quest’opera insistente di protezione.
La chiesa di Ferrara ha avuto una grande storia ma anche grandi limiti, errori, fatiche e a maggior ragione credo che si possa dire che anche la società di Ferrara, nelle varie formulazioni socio-politiche che ha avuto, non ha avuto soltanto grandezze e soltanto onori.
Ho pensato, in questi giorni, a come in ogni caso la nostra chiesa e la nostra società hanno, per la presenza di San Giorgio, e ne sono convintissimo, evitato gli eccessi cioè hanno evitato di assumere posizioni eccessive, come ad esempio in quei mesi torbidi che vanno dall’anno ’43 all’anno ’45, periodo di scontri e confronti duri, di deportazioni, di stragi, di violenze perpetrate su persone che avevano il solo torto di essersi trovati, dalla sera alla mattina, dalla “parte sbagliata”, mentre altri si son trovati, dalla sera alla mattina, dalla “parte giusta”.
Sono state cose tremende ma il popolo ha portato con dignità e fierezza vorrei dire anche questi limiti senza esasperarli, perché l’immagine di san Giorgio ha ricordato, di generazione in generazione, che l’ultima parola sulla storia non la dice l’uomo, non la dicono le formulazioni ideologiche, politiche e sociali che di volt ai volta vestono il panno del liberatore e del redentore, ma la parola ultima sull’uomo e sulla storia la dice Cristo e la Parola che Cristo dice è una Parola chiara nel giudizio e misericordiosa nel tratto. Il nostro Signore giudica con clemenza.
Oggi celebrando San Giorgio ci siamo sentiti riproporre quello straordinario Vangelo di Tommaso in cui il Signore accetta le condizioni che Tommaso gli detta, se ne fa carico e gli risponde esattamente nella modalità che la presunzione di Tommaso aveva fissato.
La santità nella Chiesa, che di generazione in generazione si è svolta ed è stata presente sempre, perché Dio non è stato avaro nel donarla alla sua Chiesa, ci ricorda che il Signore è condiscendente con noi e tutto quello che ci accade, anche quelle più difficili, se sono vissute con occhi aperti alla fede e cuore aperto alla carità diventano possibilità di conversione: «Mio signore e mio Dio», professa Tommaso.
In tutte le vicende della vita che abbiamo vissuto e che vivremo, lunga o breve sia la strada che dobbiamo ancora percorrere, sappiate fratelli che è per la presenza operante di santi come quella di san Giorgio che noi possiamo, anche nella prova più dura, alla fine dire: «Mio Signore e mio Dio» e questa è la certezza che ha retto la mia vita e questa è la certezza che ho tentato di comunicarvi in questi anni. Siate fedeli a questa certezza e il Signore non vi lascerà soli. Così sia.

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