Omelie ed interventi

OMELIA S. MESSA ORDINAZIONI SACERDOTALI E DIACONALI

Cattedrale di Ferrara 10 ottobre 2015

11/10/2015

Sia lodato Gesù Cristo.
Nell’intensa preghiera di questi ultimi giorni, con cui ho cercato non solo di seguirvi ma anche di immedesimarmi nel vostro cammino, ho chiesto per ciascuno di voi, candidati al presbiterato e al diaconato, che sappiate fissare ogni giorno il vostro sguardo nello sguardo di Cristo, in modo che lo sguardo di Cristo si fissi nei vostri cuori e nella vostra mente, e questo sguardo Suo da voi investa ogni persona che vi incontrerà.
Così, e solo così, sarete rappresentanti del Signore, certo per l'ordine che ricevete ma insieme per questa capacità di darvi ogni giorno a Lui come senso profondo della vostra vita, come sguardo che da voi passerà agli altri e così genererete un popolo.
Se il vostro sguardo non rifletterà lo sguardo di Cristo, ed sarà una cosa terribile, Cristo diventerà solo uno spunto per il vostro potere nella Chiesa, perché nella società gli ecclesiastici non hanno più alcun potere.
È una cosa terribile, una tentazione orrenda, quella di accettare che l'impeto di un amore che da questo momento non viene più meno - perché vi lega indissolubilmente alla presenza di Cristo, Signore della vostra vita - tenda a ridursi a spunto per le vostre attività e per i vostri progetti o per le vostre sensibilità. Un popolo nasce da testimoni del Signore che riflettono nel loro sguardo, e quindi nella loro vita, nella loro intelligenza e nel loro cuore, questa presenza che non si può più togliere dalla radice profonda di noi stessi.
Così diventerete pastori, alcuni subito altri fra qualche mese, ma diventerete pastori e il pastore è colui che, ritornando ogni giorno a Cristo, fa tornare anche il suo popolo a Cristo e, fatto tornare il suo popolo a Cristo, lo aiuta ad investire ogni aspetto della vita di questa certezza, nel mangiare e nel bere, nel vegliare nel dormire, nel vivere e nel morire, nel lavoro, nell'amore, nella responsabilità sociale e nella cultura.
Fate dunque rinascere il volto e lo sguardo di Cristo nel cuore della vostra gente, perché a sua volta essa investa la propria vita della certezza di Cristo e ne assista in modo stupefatto alla trasformazione.
Fate nascere un popolo che, ma mano che vi seguirà, faccia l'esperienza straordinaria descritta da San Giovanni Paolo II nel numero 10 della Redemptor hominis, il più grande manifesto del cristianesimo del terzo millennio, in cui si dice che la vita diventa oggetto di uno stupore infinito perché il Signore ci cambia e, cambiando noi, aiuta il cambiamento del mondo.
Siate dunque pastori così, e non funzionari di una burocrazia, non gente che in quello che fa cerca se stessa e vuole il riconoscimento delle proprie abilità, e vuole il riconoscimento di ciò che ha creduto di fare o ha fatto. Siate liberi dall'esito, perché l'esito vi è già stato dato in anticipo ed è questa assoluta confidenza con il Signore, che vi fa una cosa sola con Lui perché continui la Chiesa nel mondo, e perché continui la presenza misteriosa di Cristo e la sua missione, e le generazioni che si susseguono, attraverso il servizio dell'ordine sacro, possano incontrare il Signore Gesù, qui ed ora.
I Pastori devono utilizzare in questa loro impresa - me lo ha ricordato, in uno straordinario articolo, forse uno dei più intelligenti discepoli di Giovanni Paolo II, il grande filosofo polacco Stanislaw Grygiel - solo due parole “possumus” (possiamo) o “non possumus” (non possiamo).
Quando dicono la parola “possiamo” diventano capaci di operare la continua sinergia fra l'uomo e Dio, ovvero l'incontro positivo di fede e ragione, l'incontro positivo di intelligenza e di affezione, di capacità costruttiva: è per il “possumus” della Chiesa che è nata una cultura; è per il “possumus” della Chiesa agli uomini, alla loro intelligenza, alla loro affezione che la Chiesa ha concesso il perdono a coloro che sbagliavano, cominciando da sé; è solo per questo che la fede ha invaso il mondo, ha inculturato l'intera società, ha creato una civiltà la cui assenza attuale è il dolore più terribile dei nostri tempi.
La Chiesa, tuttavia, ha saputo e sa dire “non possumus”. Lo ha detto tutte le volte che gli uomini, le nazioni, gli Stati, hanno preteso di assumere posizioni negative nei confronti di Dio, di Cristo, della libertà della Chiesa e quindi della dignità dell'uomo. In quelle situazioni, magari in una condizione di solitudine, ha pronunciato il “non possiamo”. La Chiesa non ha mai consapevolmente sostenuto e avallato posizioni culturali, sociali e politiche avverse al mistero di Dio e quindi avverse all'uomo ma - ci ricorda Grygiel - negli ultimi tempi una categoria di cristiani, tra cui teologi e pastori (definiti “moderni farisei”), sono subalterni a questo mondo e dalla sua cultura, hanno dimenticato il "non possiamo" e dicono soltanto "possiamo", aprendo quindi la sacralità della vita della Chiesa alle concezioni più diverse, anche quelle che sono attivamente e consapevolmente contrarie alla presenza di Cristo e alla novità di vita che egli porta.
Così può accadere che noi giustifichiamo tutto: il gender, l'omosessualità, le pratiche abortive, l'eutanasia e quant'altro segna il limite tremendo di questa società che, avendo perduto Cristo, ha perso se stessa, come ci ha insegnato Benedetto XVI.
Sappiate alternare il "possiamo" e il "non possiamo", e vi sarà facile farlo se sarete umilmente obbedienti al vescovo che la provvidenza vi ha dato, perché possiate seguirlo per fare un'autentica esperienza di fede, di carità, di missione, di libertà, di rispetto dei diritti dell'uomo e della sua dignità.
Sarete buoni pastori - e quindi saprete alternare il "possiamo" e "non possiamo" - se avrete chiaro che tutto questo non è innanzitutto frutto dell’intelligenza, della sensibilità, della cultura, delle vostre doti personali, delle vostre amicizie, ma il frutto di una cosa semplicissima che si chiama obbedienza.
Obbedite a chi guida e diventerete saggi. Tutto quello che avete visto in me, seguito ed amato in me - come diceva Paolo ai nostri primi fratelli nella fede - fatelo anche voi.
Così a ciascuno di voi vorrei lasciarvi la stessa consegna che San Paolo affidò al fraterno amico Timoteo: “O Timoteo, custodisci il deposito; evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza, professando la quale taluni hanno deviato dalla fede” (1Tm 6, 20-21).
Così sia.

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